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La difficoltà che incontriamo nel cogliere la figura del Povero d’Assisi nella sua realtà storica dipende in larga misura dal fatto che la sua esperienza religiosa è stata presentata spesso come la riproduzione pura e semplice di quella di Gesù: lo indica il titolo di alter Christus (secondo Cristo) a lui attribuito da diversi autori a partire dalla fine del Duecento. 
Ora, pure la figura stessa del Cristo, quale si ricava dai vangeli, è tutt’altro che univoca e varia in modo sensibile secondo che si assuma, per esempio, il punto di vista di Matteo o quello di Giovanni. Sicuramente Francesco d’Assisi ha cercato di «seguire le orme» di Gesù di Nazareth, secondo quanto riusciva a scoprire nelle sacre Scritture (i Vangeli ma anche i Salmi!) e tra gli esseri umani incontrati; ma ha effettuato delle scelte fra le diverse immagini di quel Cristo che egli aveva collocato al centro della sua esistenza. In sintesi, diciamo che ha dato della vita del Cristo una interpretazione molto radicale, poiché egli era un laico la cui intelligenza non era ingombra da formulazioni dottrinali né da influenze delle correnti filosofiche e teologiche. 

 

A. Vauchez, Francesco d’Assisi, Einaudi, Torino, 2010, pp. 360-361

Francesco

Ci sono delle news?

Dopo secoli

possiamo dire qualcosa

di nuovo

su di lui?

Realizzando il vangelo alla luce della sua esperienza personale e della sua cultura cittadina e cavalleresca, Francesco ha scelto di seguire un Cristo povero e mendicante, sempre in cammino, che condivideva con i marginali la precarietà delle loro condizioni di vita, e di adorare un Dio pieno di cortesia che fa brillare il sole e cadere la pioggia sia sui giusti sia sui malvagi.Ciò facendo, non riproduceva un modello: inventava, in funzione della sua assai viva sensibilità personale, ciò che ha fatto la sua originalità. 

Nel corso dei decenni successivi alla sua morte, i Minori hanno offuscato il messaggio lasciato dal loro “fondatore”, sostenendo che il loro genere di vita era paragonabile alla perfezione evangelica, poiché essi non possedevano alcunché in proprio né in comune.Questa definizione, che doveva costituire un tratto distintivo della loro identità, provoca violenti conflitti con i maestri secolari dell’università di Parigi e il clero secolare e, nel contempo, diviene un segno di contrasto tra i frati stessi; ma essa era molto lontana dall’idea che il Poverello si era fatto della povertà e ancor più con il modo in cui l’aveva vissuta.

Francesco originario.

Francesco originale.

Non il frate ma l'uomo.

Il nostro tentativo è raggiungere

LUI

Si può dire qualcosa di nuovo su di lui? Qualcuno, in passato, leggeva i commentari su san Tommaso e diceva: "Si vis intelligere Caietanum, lege Thomam" (Se vuoi capire [il commentario del] Caetani [su san Tommaso], leggiti Tommaso). 

Se vuoi capire e conoscere Francesco, leggi lui e non solo "su di lui". Molti i commenti su Francesco, difficile raggiungerlo ormai, tra i nugoli di parole che ronzano intorno alla sua figura. 

Andiamo alle fonti. Confrontiamo lettere e racconti. Scegliamo.

Raggiungiamo lui, tendiamogli la mano.

Lasciamo il resto.

Sì, si può dire qualcosa di nuovo, si può parlare ancora di lui. Beninteso, non cerchiamo per forza di dire qualcosa di nuovo, pur tuttavia bisognerà constatare che una lunga frequentazione e la sincera familiarità portano quasi automaticamente a vedere con un occhio diverso la stessa persona che il giornalista in cerca di scoop intervista frettoloso. Lo scoop è estraneo alla verità come l'estraneo non può mai essere visto come un padre da parte di un figlio. 

Sì, possiamo dire qualcosa di nuovo.

Possiamo dire qualcosa

qualcosa di nuovo

e possiamo dirlo di nuovo.

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